Campi Flegrei: cosa può succedere nei prossimi mesi?

Campi Flegrei, Cratere degli Astroni visto dall'Eremo dei Camaldoli a Napoli


Terremoti, bradisismo e sollevamento del suolo: cosa sappiamo oggi e quali scenari potrebbero aprirsi nell’area di Pozzuoli e Napoli

di Nicola Antignano

Ci sono luoghi in cui la terra sembra immobile. E poi ci sono i Campi Flegrei.

Qui il terreno può sollevarsi lentamente, abbassarsi, tremare. Le persone possono sentire una scossa nel cuore della notte, affacciarsi alla finestra e cercare con gli occhi una risposta che, spesso, non arriva.

È questa la particolarità dei Campi Flegrei: il vulcano non è soltanto qualcosa che si vede all’orizzonte. È un territorio che manifesta la propria attività sotto i piedi di chi lo abita.

Negli ultimi anni il bradisismo è tornato a occupare con forza le cronache. E ogni nuova sequenza di terremoti riporta inevitabilmente la stessa domanda:

cosa può succedere nei prossimi mesi?

La risposta, oggi, non può essere una previsione.

Nessuno può indicare una data, stabilire quando arriverà la prossima scossa importante o affermare che un’eruzione sia imminente.

Ma i dati raccolti dagli strumenti di monitoraggio permettono di capire che cosa sta accadendo e quali sono gli scenari che gli scienziati devono tenere sotto osservazione.

La terra dei Campi Flegrei continua a muoversi

Macellum di Pozzuoli e Tempio di Serapide, simbolo del bradisismo dei Campi Flegrei
Macellum di Pozzuoli e cosiddetto Tempio di Serapide. I segni sulle colonne raccontano la storia del bradisismo flegreo. Foto: Norbert Nagel / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0.

Il bradisismo non è un fenomeno nuovo.

Pozzuoli lo conosce da secoli. Le colonne del Tempio di Serapide, con i segni lasciati dai molluschi marini sulle loro superfici, sono diventate quasi il simbolo di questo continuo movimento del territorio.

Il suolo può salire e scendere nel corso del tempo.

La fase attuale è caratterizzata da un sollevamento del suolo nell’area della caldera, accompagnato da sismicità e da altri segnali che vengono costantemente monitorati.

Secondo la Protezione Civile, dal 2005 è in corso una nuova fase di sollevamento del suolo. Negli anni successivi sono aumentati la sismicità e altri parametri osservati nell’area, portando nel 2012 al passaggio al livello di allerta giallo.

Non è quindi una semplice successione di terremoti.

È un sistema molto più complesso nel quale deformazione del terreno, sismicità e fenomeni vulcanici devono essere letti insieme.

Il terremoto che ha riportato i Campi Flegrei al centro dell’attenzione

Il 31 luglio 2026 la terra ha tremato nuovamente con particolare forza.

Un terremoto di magnitudo 4,7 è stato localizzato nell’area flegrea, a una profondità di circa 3 chilometri.

La scossa è stata avvertita distintamente a Pozzuoli e in numerose zone di Napoli, arrivando a essere percepita anche in altre località della Campania.

Dopo l’evento principale è iniziato uno sciame sismico con numerose repliche.

Per chi vive nei Campi Flegrei non è stato semplicemente un numero riportato nei bollettini.

È stato un altro momento in cui la presenza del vulcano è tornata improvvisamente nella vita quotidiana.

L’INGV ha seguito l’evoluzione della sequenza attraverso l’Osservatorio Vesuviano e la rete di monitoraggio, registrando numerosi eventi nelle ore successive.

Ma proprio questo episodio insegna una cosa importante.

Una forte scossa non basta per raccontare il futuro del vulcano.

Perché una scossa può essere così forte?

C’è un particolare che spesso viene dimenticato.

I terremoti dei Campi Flegrei sono generalmente molto superficiali.

Questo significa che anche una magnitudo che, in altre condizioni, potrebbe sembrare relativamente contenuta può essere percepita con grande intensità dalla popolazione.

La profondità, la distanza dall’epicentro e le caratteristiche degli edifici fanno una grande differenza.

Ecco perché nei Campi Flegrei la magnitudo non racconta da sola ciò che le persone possono sentire.

Una scossa superficiale può far tremare finestre, mobili e porte e provocare grande paura anche senza essere paragonabile ai terremoti più devastanti della storia italiana.


CAMPI FLEGREI — I DATI PIÙ RECENTI

Livello di allerta: giallo

Stato: disequilibrio medio

Terremoti ad agosto 2026: 428

Magnitudo massima ad agosto: 3,4 ±0,3

Sollevamento del suolo: ancora in corso

Velocità media recente: circa 10 ±3 mm/mese

Ultima forte scossa: Md 4,7 — 31 luglio 2026

Ultima eruzione: Monte Nuovo, 1538

E adesso cosa può succedere?

È qui che comincia la parte più difficile.

Il futuro dei Campi Flegrei non può essere scritto come una sequenza già stabilita.

Ci sono però diversi scenari possibili, che devono essere osservati attraverso il monitoraggio scientifico.


Quelli descritti di seguito non sono previsioni, ma possibili evoluzioni del fenomeno che vengono considerate attraverso il monitoraggio scientifico.

Il primo scenario: il fenomeno continua

Il bradisismo potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi.

Potrebbero quindi verificarsi altre deformazioni del terreno e altri terremoti, alternando periodi di maggiore attività a momenti relativamente tranquilli.

Un periodo con meno scosse non dovrebbe essere interpretato automaticamente come la fine del fenomeno.

Il vulcano viene infatti controllato attraverso molti parametri differenti.

Il secondo scenario: nuovi terremoti

Un’altra possibilità è che la sismicità continui a produrre eventi anche significativi.

Non è possibile stabilire oggi quale sarà la magnitudo della prossima scossa né quando avverrà.

Ed è proprio qui che bisogna distinguere monitoraggio da previsione.

Gli strumenti possono registrare ciò che sta accadendo.

Non possono indicare sul calendario il giorno e l’ora del prossimo terremoto.

Il terzo scenario: un rallentamento

Il fenomeno potrebbe anche attraversare una fase di rallentamento.

La storia del bradisismo dimostra infatti che l’attività non segue necessariamente una crescita continua.

Possono esistere periodi differenti, con variazioni nella velocità di sollevamento e nella frequenza della sismicità.

Un rallentamento sarebbe naturalmente una notizia positiva, ma non significherebbe automaticamente che il sistema vulcanico sia tornato definitivamente alla normalità.

Il quarto scenario: un’intensificazione

È lo scenario che richiederebbe la maggiore attenzione.

Se i parametri monitorati dovessero mostrare un cambiamento significativo e persistente, la situazione potrebbe richiedere ulteriori valutazioni da parte degli organismi scientifici e di Protezione Civile.

Ma anche qui occorre evitare una scorciatoia molto diffusa:

un’intensificazione del bradisismo non equivale automaticamente a un’eruzione.

Il passaggio da una fase di unrest vulcanico a un’attività eruttiva è un processo complesso e non può essere dedotto semplicemente dal numero dei terremoti.

Quindi i Campi Flegrei stanno per eruttare?

È probabilmente la domanda più cercata ogni volta che la terra trema.

La risposta più seria è:

non lo sappiamo e, sulla base dei dati disponibili, non è corretto affermare che un’eruzione sia imminente.

I Campi Flegrei sono un vulcano attivo e la possibilità di una futura eruzione appartiene al rischio vulcanico che viene studiato e pianificato.

Ma possibilità non significa previsione.

L’ultima eruzione risale al 1538, quando si formò il Monte Nuovo.

Da allora il sistema vulcanico ha attraversato fasi differenti e il territorio ha continuato a manifestare la propria complessa attività.

Per questo gli esperti non osservano semplicemente i terremoti.

Guardano l’insieme dei segnali che arrivano dal sottosuolo.

Cosa guardano gli scienziati?

Fumarole della Solfatara di Pozzuoli nei Campi Flegrei.
Fumarole alla Solfatara di Pozzuoli, nel cuore dei Campi Flegrei. Foto: Norbert Nagel / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0.

Immaginare il monitoraggio come una sola grande “spia” sarebbe sbagliato.

Gli strumenti dell’INGV osservano numerosi parametri.

Ci sono i terremoti.

C’è il sollevamento del terreno, misurato attraverso strumenti installati nell’area e tecniche satellitari.

Ci sono le variazioni delle emissioni gassose e i dati geochimici.

Ci sono poi tutti gli altri parametri che permettono agli esperti di capire come sta evolvendo il sistema.

È l’incrocio di queste informazioni a rendere possibile una valutazione scientifica.

Per questo una singola scossa, anche importante, non può essere trasformata automaticamente nel segnale di un’eruzione.

L’INGV ha inoltre precisato nel 2026 che gli studi sull’evoluzione del fenomeno non devono essere interpretati come previsioni deterministiche di terremoti o di un’eruzione imminente.

Napoli è coinvolta?

Sì.

Ed è forse questo l’aspetto che rende la questione dei Campi Flegrei così particolare.

La caldera non coincide semplicemente con il territorio di Pozzuoli.

Una parte dell’area di Napoli rientra nella pianificazione del rischio vulcanico.

Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo e parti di altri quartieri occidentali e centrali della città sono interessati dalle diverse aree individuate nei piani di emergenza.

Questo non significa che oggi quelle zone debbano essere evacuate.

Significa invece che la Protezione Civile ha predisposto scenari e procedure nel caso in cui la situazione dovesse cambiare.

È la differenza tra vivere nella paura e vivere conoscendo il rischio.

Il livello di allerta

Attualmente il livello di allerta vulcanica dei Campi Flegrei è giallo.

Questo livello indica una situazione che richiede particolare attenzione e un monitoraggio rafforzato.

Non significa che sia in corso un’eruzione.

Non significa neppure che sia stata annunciata un’eruzione imminente.

Il livello di allerta viene valutato sulla base dei parametri osservati e delle indicazioni degli organismi scientifici e di Protezione Civile.

Per questo può cambiare nel tempo, in funzione dell’evoluzione del fenomeno.

La cosa più importante non è prevedere il prossimo terremoto

C’è una tentazione molto forte ogni volta che arriva una nuova scossa: cercare immediatamente di capire se sia “quella che precede qualcosa di più grande”.

Ma questa domanda, per quanto umana, non ha una risposta certa.

La vera sfida è un’altra.

Essere preparati.

Sapere in quale zona del piano di emergenza si trova la propria abitazione.

Conoscere le aree di attesa indicate dal Comune.

Sapere come comportarsi durante un terremoto.

Conoscere le fonti ufficiali dalle quali ricevere informazioni.

Sono tutte azioni molto più utili che inseguire sui social mappe, video e previsioni prive di fondamento scientifico.

La terra continuerà a parlare

I Campi Flegrei non sono un vulcano addormentato del quale ci si ricorda soltanto quando arriva una scossa.

Sono un sistema vulcanico attivo che viene studiato continuamente.

Il bradisismo potrebbe continuare.

La sismicità potrebbe aumentare o diminuire.

Il sollevamento del suolo continua, mentre la sua velocità può variare nel tempo.

E, nel lungo periodo, il sistema potrebbe attraversare altre fasi ancora.

Quello che non possiamo fare è trasformare queste possibilità in una data.

Non esiste oggi un conto alla rovescia per un’eruzione dei Campi Flegrei.

Esiste invece un territorio che deve essere monitorato ogni giorno.

E una popolazione che deve imparare a convivere con un fenomeno che fa parte della storia profonda di questa terra.

Forse è proprio questa la realtà dei Campi Flegrei: non sapere con certezza cosa accadrà domani, ma avere gli strumenti scientifici e la preparazione necessaria per affrontarlo se qualcosa dovesse cambiare.

La terra, qui, continuerà a muoversi.

La domanda non è soltanto quando lo farà.

La domanda è quanto saremo preparati ad ascoltarla.

Fonti


FAQ – Campi Flegrei: cosa può succedere

Cosa può succedere nei prossimi mesi ai Campi Flegrei?

Il bradisismo potrebbe continuare con terremoti e sollevamento del suolo, ma potrebbe anche attraversare fasi di rallentamento o di maggiore intensità. Non è possibile stabilire oggi quale scenario si verificherà. Quelli descritti sono possibili evoluzioni osservate tramite monitoraggio scientifico, non previsioni.

Il bradisismo significa che sta per arrivare un’eruzione?

No. Il bradisismo è associato all’attività vulcanica dei Campi Flegrei, ma un aumento del sollevamento o della sismicità non significa automaticamente che un’eruzione sia imminente. Il passaggio da unrest a eruzione è un processo complesso.

Ci saranno altri terremoti ai Campi Flegrei?

Non è possibile prevedere quando avverrà il prossimo terremoto. La sismicità è uno dei principali fenomeni dell’attuale fase bradisismica iniziata nel 2005, livello giallo dal 2012. Ultima forte scossa Md 4,7 del 31 luglio 2026.

Perché i terremoti dei Campi Flegrei si sentono così tanto?

Perché molti eventi sono molto superficiali, circa 3 km. La ridotta profondità rende le scosse molto percepibili a Pozzuoli e Napoli anche con magnitudo contenuta.

Qual è il livello di allerta dei Campi Flegrei?

Attualmente è giallo – disequilibrio medio con monitoraggio rafforzato. Non significa eruzione in corso. Dati agosto 2026: 428 terremoti, max 3,4 ±0,3, sollevamento 10 ±3 mm/mese.

Quando c’è stata l’ultima eruzione ai Campi Flegrei?

Nel 1538, con la formazione del Monte Nuovo. Il Tempio di Serapide a Pozzuoli è il simbolo di questo continuo movimento.

Quante probabilità ci sono che i Campi Flegrei esplodono?

Non esiste percentuale ufficiale a breve termine. INGV parla di unrest con livello giallo. Un’eruzione è possibile ma non imminente né certa, servono segnali precursori multiparametrici molto più intensi.

Quali sono i paesi a rischio dei Campi Flegrei?

Zona rossa: Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, Quarto e Napoli ovest (Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo, Chiaia, Posillipo, Vomero). Zona gialla caduta ceneri: area metropolitana Napoli e province limitrofe. Definite da Protezione Civile.

Dove potrebbe arrivare l’eruzione dei Campi Flegrei?

Dipende da centro eruttivo. Scenari: flussi piroclastici pochi km dal centro, caduta cenere e lapilli decine di km sottovento verso Napoli e hinterland. Esistono mappe di pericolosità per diversi scenari.

Che differenza c’è tra Vesuvio e Campi Flegrei?

Vesuvio è strato-vulcano con condotto centrale. Campi Flegrei è caldera 12×15 km con molti centri eruttivi sparsi (Astroni, Averno, Solfatara, Monte Nuovo). Eruzioni Vesuvio centralizzate, Flegrei possibili aperture diverse. Entrambi livello giallo monitorati da INGV Osservatorio Vesuviano.

Quali zone di Napoli sono interessate dal rischio?

Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo e quartieri occidentali/centrali. Non significa evacuazione oggi, ma piani emergenza, aree attesa e procedure Protezione Civile.

Dove informarsi in modo affidabile durante una crisi?

Solo fonti ufficiali: INGV Osservatorio Vesuviano, INGV Terremoti, Dipartimento Protezione Civile, Comune di Napoli, Io Non Rischio – Campi Flegrei.


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Nicola Antignano

Autore indipendente Nicola Antignano cura Attualità & Reportage, progetto editoriale nato a Napoli dedicato a reportage sul campo, inchieste e attualità su Napoli e Campania.

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