Maurizio de Giovanni è uno di quegli scrittori per i quali Napoli non rappresenta semplicemente lo sfondo di una storia. È una presenza costante, quasi un personaggio. Nei suoi romanzi la città cambia volto a seconda dell’epoca, del quartiere, della stagione e delle persone che la abitano, ma conserva sempre quella complessità fatta di bellezza, contraddizioni, dolore, ironia e umanità.
Nato a Napoli nel 1958, de Giovanni vive e lavora nella sua città. Scrittore, sceneggiatore e autore teatrale, ha costruito una parte importante della sua produzione letteraria intorno a personaggi e vicende profondamente legati al capoluogo campano. Il suo sito ufficiale lo presenta anche come un uomo visceralmente legato a Napoli.
Una carriera nata quasi per caso
La sua avventura letteraria comincia nel 2005, quando Maurizio de Giovanni partecipa a un concorso per giallisti emergenti organizzato da Porsche Italia e ospitato al Gran Caffè Gambrinus di Napoli.
È proprio in quell’occasione che nasce il racconto “I vivi e i morti”, ambientato nella Napoli degli anni Trenta. Da quell’esperienza prende forma il personaggio del commissario Luigi Alfredo Ricciardi, protagonista del primo romanzo della serie, Il senso del dolore, pubblicato nel 2007 e successivamente ripubblicato con questo titolo dopo essere apparso inizialmente come Le lacrime del pagliaccio.
È così che nasce una delle saghe più conosciute della narrativa italiana contemporanea, con una Napoli degli anni Trenta ricostruita attraverso strade, palazzi, atmosfere, differenze sociali e vita quotidiana.
Il percorso letterario di Maurizio de Giovanni, quindi, nasce subito dalla sua città. Non da una Napoli generica, ma da quella del passato, restituita attraverso i luoghi e le persone che ne raccontano l’anima.
Il commissario Ricciardi e la Napoli degli anni Trenta
Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi è probabilmente il personaggio che più di ogni altro ha contribuito a far conoscere la Napoli letteraria di de Giovanni.
Le sue indagini si svolgono nella Napoli degli anni Trenta, durante il periodo fascista. La città diventa parte integrante delle vicende: i vicoli, i palazzi, i salotti della borghesia, i quartieri popolari e le strade del centro storico contribuiscono a costruire l’atmosfera dei romanzi.
Ricciardi non è soltanto un investigatore. Attraverso i suoi occhi il lettore entra in una città attraversata da differenze sociali profonde, superstizioni, passioni e silenzi.
La serie dedicata al commissario si è sviluppata attraverso numerosi romanzi e racconti, diventando una delle opere più note di De Giovanni. Dalle storie del commissario è nata anche la serie televisiva Il Commissario Ricciardi.
Da Ricciardi alla Napoli contemporanea
Con Il metodo del Coccodrillo, pubblicato nel 2012, de Giovanni cambia epoca.
La Napoli raccontata non è più quella degli anni Trenta, ma quella contemporanea. Al centro della storia compare l’ispettore Giuseppe Lojacono, personaggio destinato a diventare protagonista della serie dei Bastardi di Pizzofalcone.
È un passaggio importante perché dimostra come lo scrittore riesca a utilizzare Napoli in due prospettive differenti: da una parte la città storica e quasi sospesa nel tempo di Ricciardi; dall’altra quella contemporanea, con le sue periferie, le sue difficoltà e le sue trasformazioni.
I Bastardi di Pizzofalcone: un’altra Napoli
Nel 2013 arriva I Bastardi di Pizzofalcone, primo romanzo di un nuovo ciclo ambientato nella Napoli contemporanea.
La squadra investigativa diventa il punto di osservazione attraverso cui de Giovanni racconta una città fatta di istituzioni, criminalità, solitudini, rapporti umani e conflitti sociali.
Pizzofalcone non è soltanto un luogo geografico. Diventa un simbolo di una Napoli che cerca continuamente un equilibrio tra ciò che è stato e ciò che vuole diventare.
Il successo dei romanzi porta alla realizzazione della serie televisiva Rai I Bastardi di Pizzofalcone, contribuendo ulteriormente a portare la Napoli di de Giovanni davanti a un pubblico nazionale.
Napoli non è una cartolina
È forse questo uno degli aspetti più interessanti della scrittura di de Giovanni.
La sua Napoli non è soltanto quella delle cartoline, del mare, del Vesuvio, della pizza e dei panorami.
È anche la Napoli dei problemi, delle differenze sociali, delle paure, delle persone sole, dei quartieri difficili e delle contraddizioni.
Ma allo stesso tempo non è una città raccontata soltanto attraverso il degrado.
Nei suoi libri convivono la bellezza e il dolore, l’ironia e la tragedia, la tradizione e la modernità.
Ed è proprio questa convivenza di elementi opposti a rendere riconoscibile la sua rappresentazione della città.
La Napoli dei personaggi
Ricciardi, Lojacono, i Bastardi di Pizzofalcone, Mina Settembre e Sara Morozzi appartengono a mondi narrativi differenti, ma hanno qualcosa in comune: vivono Napoli e ne assorbono le contraddizioni.
Anche Mina Settembre, assistente sociale protagonista di una serie di racconti e romanzi, porta il lettore dentro una Napoli contemporanea fatta di persone fragili, famiglie e problemi quotidiani. Il personaggio è diventato a sua volta protagonista di una fiction televisiva.
Napoli, quindi, non è soltanto il luogo nel quale le storie accadono. È il contesto umano che determina in parte le storie stesse.
Il rapporto con il calcio e con il Napoli
C’è poi un’altra componente importante del rapporto tra Maurizio de Giovanni e la sua città: il calcio.
Lo scrittore è da sempre legato al Napoli e alla cultura calcistica della città, alla quale ha dedicato racconti, libri e interventi. Tra le sue opere dedicate al mondo del pallone ci sono Maradona è meglio ‘e Pelé, Storie azzurre, Ti racconto il dieci maggio e Juve-Napoli 1-3. La presa di Torino.
Attraverso il calcio, de Giovanni racconta anche una parte dell’identità popolare di Napoli: la passione per la squadra, il senso di appartenenza e il modo in cui le vicende del Napoli entrano nella vita quotidiana di intere generazioni.
Per questo, nel suo rapporto con la città, il calcio rappresenta molto più dello sport. È anche memoria, passione collettiva e un altro modo per raccontare Napoli e i napoletani.
Napoli anche fuori dai romanzi
Il rapporto con la città non si limita alla narrativa.
De Giovanni ha scritto per il teatro e ha realizzato opere originali come Il silenzio grande, successivamente portato anche sul grande schermo da Alessandro Gassmann.
Inoltre, attualmente partecipa a un laboratorio di scrittura rivolto ai ragazzi detenuti nell’Istituto Penale Minorile di Nisida. È un’attività particolarmente significativa perché porta la scrittura dentro una realtà napoletana complessa e fragile, utilizzandola anche come strumento di confronto e crescita.
Lo scrittore che continua a parlare della sua città
Il legame con Napoli emerge anche quando de Giovanni interviene sull’attualità.
Il 24 agosto 2026 è stato ospite di Filorosso su Rai 3, in una puntata dedicata tra gli altri temi alle conseguenze del terremoto nell’area dei Campi Flegrei. De Giovanni è intervenuto insieme al geologo Mario Tozzi all’interno dell’approfondimento dedicato al territorio napoletano.
È un episodio che mostra un altro aspetto della sua figura pubblica: non soltanto lo scrittore che racconta Napoli attraverso la finzione, ma anche una voce che partecipa al dibattito sulla città e sui problemi che la riguardano.
Una Napoli vista da dentro
Nel corso della sua carriera Maurizio de Giovanni ha raccontato molte Napoli diverse.
La Napoli degli anni Trenta di Ricciardi.
La Napoli contemporanea dei Bastardi di Pizzofalcone.
La Napoli sociale di Mina Settembre.
La Napoli della memoria, delle passioni e dei rapporti familiari.
La Napoli vissuta attraverso il calcio.
E, più recentemente, la Napoli che deve confrontarsi con problemi concreti come il rischio sismico dei Campi Flegrei.
In questo senso de Giovanni non è semplicemente uno scrittore “ambientato a Napoli”. È uno scrittore che ha costruito una parte significativa della propria identità letteraria attraverso la città.
Una città che cambia, ma rimane riconoscibile
Forse è proprio questa la forza del rapporto tra Maurizio de Giovanni e Napoli.
La città che appare nei suoi libri non è mai completamente uguale a se stessa. Cambiano gli anni, i quartieri, le persone e i problemi. Cambia la società.
Ma rimangono alcune caratteristiche profonde: il rapporto con la memoria, la forza dei legami familiari, la capacità di convivere con le contraddizioni e quella particolare umanità che rende Napoli difficile da raccontare attraverso una sola definizione.
De Giovanni ha scelto di raccontarla attraverso le storie.
E forse è proprio attraverso le storie che una città riesce a raccontare meglio se stessa.
Oggi i suoi romanzi sono tradotti in numerose lingue e hanno dato origine a importanti produzioni televisive, ma il punto di partenza rimane quello di sempre: Napoli, la città nella quale è nato nel 1958 e nella quale continua a vivere e lavorare.
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