Se a un napoletano legassi le mani dietro la schiena, probabilmente lo condanneresti al silenzio assoluto. I gesti napoletani non sono una questione di maleducazione, sia chiaro: è che a Napoli la bocca serve solo a dare il “LA”, ma è con le dita, i polsi e le spalle che si scrive l’opera completa.
Mentre nel resto del mondo si usano le emoji, a Napoli usiamo la cinesica, che detto in parole povere significa: “Ti spiego la questione così bene che la vedi pure se sei cieco”.
Un’eredità che viene da lontano (molto lontano!)
Non pensate che sia un vizio moderno. Già nel 1832, un tale Andrea De Jorio (un canonico che la sapeva lunga) capì che i gesti Napoletani che facevano i suoi vicini di casa erano gli stessi dipinti sui vasi greci antichi. In pratica, quando un napoletano manda qualcuno a quel paese, sta citando un classico della letteratura greca. Una certa classe, no?
Il “Dizionario” Manuale dei gesti napoletani: I Grandi Classici
Entriamo nel vivo. Ecco i gesti che devi conoscere per sopravvivere a una domenica mattina in Piazza del Plebiscito senza sembrare un turista smarrito.
1. “Ma che vvuo’?” (Il carciofo oscillante)

È il re dei gesti. Le dita si uniscono a punta, verso l’alto, e la mano oscilla.
- Traduzione: “Cosa desideri?”, “Cosa stai dicendo?”, o più frequentemente “Ma che vai dicendo?”.
- La sfumatura: Se l’oscillazione è lenta, c’è ancora speranza di dialogo. Se la mano trema velocemente, scappa: la pazienza è finita.
2. “Mannaggia a te!” (Il freno a morsi)
Mano piatta, dita tese, e il bordo della mano che finisce dritto tra i denti.
- Cosa significa: È il gesto del rimorso o della minaccia contenuta. Lo usano le mamme quando il figlio combina un guaio in pubblico: “Se ti acchiappo a casa ti faccio il resto”. È letteralmente un modo per mordersi la lingua e non dire parolacce davanti a tutti.
3. “Si sono messi d’accordo” (Le due capere)
Prendi gli indici delle due mani e uniscili di punta più volte.
- Il significato: Indica che due persone stanno complottando, facendo “combutta” o “inciucio”. È il gesto tipico di chi osserva la scena da lontano e ha già capito tutto senza sentire una parola.
4. “Ti faccio il culo così!” (Il cerchio della sventura)

Le mani formano un grosso cerchio immaginario davanti al ventre.
- Attenzione: Non sta descrivendo la grandezza di una pizza. Ti sta dicendo che la situazione gli sta provocando una tale bile (o un tale stress) che il suo fegato ha raggiunto dimensioni bibliche. È un’iperbole anatomica meravigliosa.
5.”Tu si scemo”

- Significato: la discussione è quasi terminata, si conclude con l’aver capito con chi si stia dialogando.
Perché lo facciamo?
La gestualità napoletana non è solo folklore, è efficienza comunicativa. È un modo per semplificare la vita. Se sei a trenta metri di distanza dal tuo amico in mezzo al traffico di via Marina, non serve urlare: basta un colpo di polso e lui saprà se deve comprarti le sigarette o se deve scappare perché sta arrivando il carro attrezzi.
Conclusione: Un’arte che urla Bellezza
A Napoli la comunicazione è partecipazione. Gesticolare significa metterci il corpo, non solo la voce. È un segno di generosità: ti sto comunicando qualcosa con tutto me stesso, non risparmio nemmeno un muscolo, questi sono i gesti Napoletani.
Quindi, la prossima volta che vedi un napoletano agitare le braccia come se stesse dirigendo la Quinta di Beethoven, non preoccuparti: sta solo chiedendo al cameriere se il caffè è zuccherato.
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FAQ: Dizionario dei gesti napoletani
Cosa significa il gesto napoletano del carciofo?
È il famoso “Ma che vuo’?”. Dita unite a punta verso l’alto che oscillano. Se oscilla lento c’è ancora dialogo, se trema veloce scappa: la pazienza è finita. È il gesto più famoso al mondo di Napoli.
Da dove vengono i gesti napoletani?
Non sono moderni. Nel 1832 il canonico Andrea De Jorio dimostrò che i gesti fatti nei vicoli di Napoli erano gli stessi dipinti sui vasi greci antichi. Quando un napoletano gesticola, sta citando un classico greco. Si chiama cinesica.
Cosa significa il gesto della mano in bocca a Napoli?
È il “freno a morsi”: mano piatta tra i denti. Significa “Mannaggia a te!” o “Mi mordo la lingua per non dire parolacce”. Lo usano le mamme quando il figlio combina un guaio in pubblico.
Cosa significa unire gli indici a Napoli?
Unire le punte degli indici più volte significa “Si sono messi d’accordo”, hanno fatto combutta o inciucio. È il gesto di chi osserva da lontano e ha capito che due persone stanno complottando.
Cosa significa il dito sulla tempia a Napoli?
Dito indice sulla tempia che gira: “Tu si’ scemo”. Significa che la discussione è chiusa perché hai capito con chi stai parlando. Non servono altre parole.
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