Non ci sono più le polemiche in televisione. Non ci sono più i talk show che dividevano il Paese tra “furbi” e “poveri”. Due anni dopo la fine del Reddito di cittadinanza restano soprattutto le persone. E le loro storie.
Quando il rumore finisce
Nell’autunno del 2023 il Reddito di cittadinanza ha cessato di esistere nella forma in cui milioni di italiani lo avevano conosciuto.
Al suo posto sono arrivate nuove misure, come l’Assegno di Inclusione e il Supporto per la Formazione e il Lavoro, accompagnate dal programma GOL per l’inserimento occupazionale. Negli ultimi due anni oltre 4,3 milioni di persone sono state prese in carico dai servizi per il lavoro e più di un milione ha seguito percorsi formativi.
Ma i numeri raccontano solo una parte della storia.
L’altra parte vive nei quartieri popolari di Napoli, Palermo, Bari, Roma, Torino. Vive nei condomini dove fino a pochi anni fa il giorno dell’accredito era un momento atteso, e oggi è soltanto un ricordo.
Se potessimo bussare di nuovo alle porte delle famiglie intervistate nel 2022, troveremmo un Paese molto diverso.
Antonio, 56 anni: «Il lavoro l’ho trovato. Ma non quello che immaginavo.»
Antonio abitava nella periferia nord di Napoli.
Quando riceveva il Reddito di cittadinanza diceva sempre la stessa frase:
“Non voglio vivere così per sempre.”
Due anni dopo lavora.
Fa il magazziniere.
Contratto di pochi mesi, poi proroga, poi un’altra.
Lo stipendio è modesto, ma arriva.
La differenza più grande non è economica.
È psicologica.
Ogni mattina esce di casa alle sei.
Ha ricominciato a sentirsi utile.
Ma basta una telefonata dell’azienda per ricordargli che tutto potrebbe finire.
La precarietà ha sostituito il sussidio.
Maria, 48 anni: il lavoro invisibile
Maria assiste un’anziana.
Dodici ore al giorno.
Quasi sempre senza contratto.
Quando è terminato il Reddito non ha trovato un impiego regolare.
Ha trovato un compromesso.
Lavora.
Ma ufficialmente no.
Lo raccontano anche molti operatori sociali: una parte delle persone uscite dalle misure di sostegno è confluita nel lavoro informale, soprattutto nei servizi domestici, nell’agricoltura stagionale e nella ristorazione. Un fenomeno difficile da quantificare ma spesso segnalato nei territori più fragili.
Maria sorride amaramente.
«Adesso guadagno qualcosa in più.
Ma se mi ammalo non esisto.»
Salvatore, 29 anni: la valigia
Salvatore non vive più a Napoli.
È partito.
Germania.
Prima un amico.
Poi una stanza condivisa.
Poi un contratto.
Oggi monta impianti elettrici industriali.
Dice che non è stata una scelta.
È stata l’unica possibilità.
Ogni volta che torna vede gli stessi bar.
Le stesse panchine.
Gli stessi ragazzi senza lavoro.
E si chiede quanto sarebbe rimasto se avesse trovato un’occasione prima.
Carmela, 63 anni: «La povertà non è mai andata via.»
Per Carmela il Reddito non era un argomento politico.
Era la spesa.
Le medicine.
La bolletta.
Oggi riceve altre forme di sostegno.
Ma continua a fare i conti con un’inflazione che ha cambiato il prezzo di tutto.
Il frigorifero resta piccolo.
Le rinunce sono diventate normali.
La povertà non ha fatto rumore quando è arrivata.
Non fa rumore nemmeno oggi.
Il silenzio dopo il dibattito
Negli anni del Reddito di cittadinanza ogni italiano sembrava avere un’opinione.
C’era chi lo considerava una misura indispensabile.
Chi lo vedeva come un incentivo all’inattività.
Chi lo giudicava pieno di falle.
Oggi quel dibattito è quasi scomparso.
Eppure il tema della povertà non è scomparso insieme al suo nome.
I dati mostrano che il Programma GOL ha ampliato la presa in carico delle persone disoccupate e aumentato il numero di percorsi di formazione e riqualificazione. Resta però molto diversa la qualità degli esiti: c’è chi ha trovato un lavoro stabile, chi solo impieghi temporanei e chi continua a cercare un’occupazione.
Secondo molti operatori del terzo settore, la fine del Reddito di Cittadinanza non ha cancellato le situazioni di fragilità economica, ma ne ha modificato le forme. Le nuove misure hanno raggiunto parte delle famiglie più vulnerabili, mentre altre hanno dovuto affrontare percorsi più complessi tra formazione, ricerca di un impiego e nuove difficoltà legate al costo della vita.
In numeri
oltre 4,3 milioni di persone prese in carico dal Programma GOL
oltre 1 milione di percorsi formativi avviati
Reddito di Cittadinanza sostituito dall’Assegno di Inclusione e dal Supporto Formazione Lavoro
Le città cambiano lentamente
Passeggiando nei quartieri popolari non trovi più le discussioni sul giorno dell’accredito.
Trovi altre conversazioni.
Il costo degli affitti.
Le bollette.
I contratti di tre mesi.
Le partenze verso il Nord Europa.
La difficoltà di trovare personale qualificato da una parte e quella di trovare un lavoro dignitoso dall’altra.
Due realtà che convivono nello stesso Paese.
A Napoli, dove in diversi quartieri il Reddito di Cittadinanza aveva rappresentato un sostegno importante per migliaia di famiglie, il cambiamento è stato percepito soprattutto nelle periferie, dove il lavoro precario continua a rappresentare una delle principali difficoltà.
L’eredità che non si vede
L’eredità del Reddito di cittadinanza non è una carta elettronica.
Due anni dopo non resta soltanto il ricordo di una misura che ha diviso l’opinione pubblica. Restano le vite di chi ha trovato un nuovo equilibrio, di chi è ripartito e di chi continua a lottare ogni giorno. Perché i sussidi possono finire, ma la fragilità economica non scompare con un decreto. Dietro ogni numero ci sono persone, famiglie e storie che meritano ancora di essere raccontate.
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