Galleria Borbonica: viaggio nel sottosuolo di Napoli tra storia, guerra e memoria

Galleria Borbonica di Napoli, cisterna e antichi interruttori


Ci sono luoghi di Napoli che non si possono capire guardandoli soltanto dalla superficie.

Bisogna scendere.

Sotto le strade di Chiaia, a pochi passi da Piazza del Plebiscito, esiste una Napoli nascosta fatta di grandi cavità nel tufo, antiche cisterne, cunicoli, scale scavate nella roccia e tracce di una città che, nel corso dei secoli, ha utilizzato il sottosuolo per costruire, lavorare, proteggersi e sopravvivere.

È la Napoli della Galleria Borbonica, uno dei luoghi più suggestivi della città sotterranea.

Entrare nella Galleria significa attraversare più di un secolo di storia, ma anche entrare in contatto con una Napoli che durante la guerra cercò rifugio proprio sotto le strade che oggi percorriamo ogni giorno.

La Galleria Borbonica nasce da un progetto dei Borbone

La storia della Galleria Borbonica comincia nel 1853, quando Ferdinando II di Borbone affidò all’architetto Errico Alvino il progetto di un grande collegamento sotterraneo.

Il decreto venne firmato il 19 febbraio 1853.

L’obiettivo non era quello di realizzare un’opera destinata alla popolazione, ma un’infrastruttura con una precisa funzione militare e strategica: collegare la zona del Palazzo Reale con l’area di Chiaia e con le caserme situate nell’attuale via Domenico Morelli.

Dopo i moti del 1848, il sovrano voleva inoltre disporre di una possibile via di fuga dalla Reggia in caso di nuove rivolte.

Alvino progettò quindi un’imponente galleria sotto Monte Echia, concepita come un vero e proprio viadotto sotterraneo.

I lavori iniziarono nell’aprile del 1853, partendo dall’area dell’attuale via Domenico Morelli, dove esisteva già una precedente cava.

Il progetto prevedeva due percorsi paralleli destinati ai diversi sensi di marcia, con ampi spazi laterali e illuminazione a gas.

Ma la storia prese una direzione diversa.

Il progetto non venne completato secondo l’idea originaria. Le difficoltà economiche e i profondi cambiamenti politici che portarono all’Unità d’Italia contribuirono alla sospensione dei lavori.

Un’opera di ingegneria costruita nel tufo

La prima impressione che si ha entrando nella Galleria Borbonica è quella di trovarsi davanti a uno spazio quasi irreale.

Le dimensioni degli ambienti e la lavorazione della roccia raccontano la complessità dell’impresa realizzata nell’Ottocento.

Ma la Galleria non è un elemento isolato.

Il suo percorso attraversa infatti ambienti sotterranei che raccontano una storia ancora più antica, legata alla presenza delle cave e degli acquedotti che per secoli hanno attraversato il sottosuolo napoletano.

Durante la visita si incontrano anche strutture riconducibili agli antichi sistemi idrici, compresi ambienti collegati ai tratti rinascimentali dell’acquedotto della Bolla.

Ponti e muri furono realizzati per attraversare le cisterne senza interromperne la funzione.

È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Galleria: sopra la città moderna esiste una città sotterranea costruita e trasformata continuamente nel corso dei secoli.

Prima dei Borbone c’erano i pozzari

Scendendo ancora più in profondità si incontra una storia precedente a quella della Galleria.

Per secoli il sottosuolo di Napoli è stato attraversato da uomini che si occupavano della manutenzione degli acquedotti: i pozzari.

Erano figure fondamentali per il funzionamento del sistema idrico della città.

Nel 2007, durante le attività di esplorazione, venne individuato un passaggio murato che conduceva verso un’altra grande cavità utilizzata come ricovero durante la guerra.

Gli ambienti conservavano anche un antico accesso al sottosuolo, collegato al lavoro dei pozzari.

Una stretta scala di 75 gradini in coccio pesto conduce verso un locale di Vico del Grottone, alle spalle della zona di Piazza del Plebiscito.

È una delle tante testimonianze di come il sottosuolo napoletano non sia mai stato veramente separato dalla vita della città in superficie.

La Napoli della guerra scende sottoterra

È però durante la Seconda guerra mondiale che la Galleria Borbonica assume un nuovo significato.

Tra il 1939 e il 1945 gli ambienti sotterranei vennero utilizzati come rifugio antiaereo.

Secondo la Galleria Borbonica, nei tunnel e nelle cavità vicine trovarono rifugio tra 5.000 e 10.000 napoletani.

Erano persone che cercavano di proteggersi dai bombardamenti che colpirono ripetutamente Napoli.

La destinazione originaria dell’opera era ormai lontanissima.

Quella che era stata progettata come infrastruttura militare e possibile via di fuga per la monarchia diventò un luogo di salvezza per migliaia di cittadini.

Per rendere gli ambienti più adatti alla funzione di ricovero furono realizzati nuovi accessi, impianti elettrici e servizi igienici.

Le pareti e le volte vennero inoltre trattate con calce bianca, sia per proteggere il tufo sia per aumentare la luminosità degli ambienti.

È una trasformazione che racconta, forse meglio di qualsiasi documento, la capacità di Napoli di riutilizzare i propri spazi quando la storia lo impone.

Gli oggetti della vita quotidiana

Uno degli aspetti più emozionanti della visita non riguarda soltanto l’architettura.

Nei rifugi sono stati ritrovati numerosi oggetti appartenuti alle persone che vi cercarono protezione.

Oggetti semplici, legati alla vita quotidiana.

Sono proprio questi reperti a rendere più concreta la storia.

Dietro le date, i bombardamenti e i grandi avvenimenti della guerra c’erano infatti persone costrette a trascorrere ore e giorni sottoterra, lontane dalle proprie case e spesso senza sapere cosa avrebbero trovato tornando in superficie.

La Galleria conserva così una memoria diversa della guerra: non quella dei generali o delle strategie militari, ma quella della popolazione civile.

Dopo la guerra arrivarono automobili e motociclette

Galleria Borbonica di Napoli con auto d'epoca nel tunnel sotterraneo
Auto d’epoca nel tunnel della Galleria Borbonica di Napoli. Foto: Associazione Culturale Borbonica Sotterranea | Licenza: CC BY-SA 4.0

La storia della Galleria non finisce con la guerra.

Nel dopoguerra gli spazi vennero utilizzati come Deposito Giudiziale Comunale.

Fino al 1970 furono accumulati qui materiali e oggetti recuperati dalle macerie dei bombardamenti, ma anche beni provenienti da crolli, sfratti e sequestri.

Il grande spazio sotterraneo cambiò ancora una volta funzione.

Da infrastruttura borbonica a rifugio antiaereo, da luogo della memoria della guerra a deposito.

La Galleria rimase così per anni lontana dalla vita quotidiana della città.

Poi arrivò la riscoperta.

La riscoperta della Galleria Borbonica

Nel corso delle attività di esplorazione e recupero del sottosuolo sono stati individuati nuovi ambienti e collegamenti.

La Galleria Borbonica è oggi parte di un sistema più ampio di percorsi nella Napoli sotterranea, dove si incontrano strutture appartenenti a epoche differenti.

È questo il suo fascino principale.

Non si visita semplicemente un tunnel borbonico.

Si attraversano cinque secoli di storia del sottosuolo napoletano, entrando in contatto con le tracce lasciate da architetti, operai, pozzari, militari e cittadini comuni.

L’itinerario della Galleria Borbonica

Scale dell'ingresso principale della Galleria Borbonica di Napoli
Le scale dell’ingresso principale della Galleria Borbonica a Napoli. Foto: Associazione Culturale Borbonica Sotterranea | Licenza: CC BY-SA 4.0

Per chi vuole visitarla, il Percorso Standard è probabilmente il punto di partenza più adatto.

Il percorso permette di conoscere la storia della Galleria, osservare le soluzioni ingegneristiche adottate da Errico Alvino, attraversare gli ambienti legati all’antico sistema idrico e raggiungere le zone utilizzate come rifugio durante la Seconda guerra mondiale.

Gli accessi indicati dalla Galleria sono:

  • Via Domenico Morelli 61, all’interno dell’area pedonale del Parcheggio Morelli;
  • Vico del Grottone 4, a pochi passi da Piazza del Plebiscito.

Per chi invece vuole un’esperienza più particolare esistono altri percorsi.

La Via delle Memorie, con ingresso da Via Monte di Dio 14, presso Palazzo Serra di Cassano, permette di attraversare altri ambienti sotterranei e di conoscere una parte ancora diversa della storia della Napoli nascosta.

C’è poi il Percorso Avventura, pensato per chi vuole entrare maggiormente nel sistema di cunicoli e cisterne, e il percorso Speleo Light, dedicato all’esplorazione di ambienti più stretti dell’antico acquedotto. Quest’ultimo richiede una specifica attrezzatura e presenta limitazioni di accessibilità.


Informazioni pratiche

La Galleria Borbonica indica per il Percorso Standard aperture il venerdì, sabato, domenica e nei giorni festivi, con turni alle 10:00, 12:00, 15:00 e 17:00.

La prenotazione è obbligatoria.

Gli orari, le tariffe e le modalità di accesso possono comunque cambiare: prima della visita è quindi consigliabile controllare le informazioni aggiornate sul sito ufficiale della Galleria.

Quanto dura la visita?

La durata varia in base al percorso scelto.

Il Percorso Avventura, ad esempio, ha una durata indicata di circa un’ora e 25 minuti, mentre il Percorso Speleo Light dura circa un’ora e 30 minuti.

La scelta dipende quindi dal tipo di esperienza che si cerca: per una prima visita, il percorso storico è probabilmente quello più indicato; chi invece vuole spingersi maggiormente nei cunicoli può scegliere una delle esperienze più impegnative.

Cosa portare e come prepararsi

La Galleria Borbonica è un ambiente sotterraneo e non va affrontata come una normale passeggiata turistica.

È consigliabile indossare scarpe comode, avere un abbigliamento adatto agli ambienti sotterranei e prestare attenzione alle indicazioni delle guide.

Per alcuni percorsi sono previste restrizioni legate alla presenza di scale, cunicoli stretti e condizioni di accessibilità.

Nel Percorso Speleo Light, ad esempio, vengono forniti elmetto speleologico e luce frontale, mentre il percorso è riservato agli adulti e non è indicato per chi soffre di claustrofobia o presenta determinate difficoltà motorie.

La Galleria Borbonica e la Napoli che non si vede

Forse il modo migliore per raccontare la Galleria Borbonica è proprio questo: non è soltanto un monumento.

È una stratificazione.

In pochi metri si passa dalla Napoli borbonica alla Napoli dell’acquedotto, dalla Napoli dei pozzari alla Napoli della guerra, fino alla città del dopoguerra.

Ogni parete, ogni cisterna e ogni cunicolo raccontano una fase diversa della storia cittadina.

E mentre in superficie Napoli corre, vive, cambia e si trasforma, sotto i suoi piedi rimane una città quasi immobile.

Una città fatta di tufo e silenzio.

Un viaggio nella memoria di Napoli

Visitare la Galleria Borbonica significa quindi compiere un viaggio particolare.

Non soltanto nello spazio, ma nel tempo.

Si scende sotto le strade di Chiaia e ci si ritrova davanti a un’opera progettata nell’Ottocento per la monarchia borbonica. Poi si incontrano le tracce degli antichi sistemi idrici, i passaggi utilizzati dai pozzari, i rifugi della guerra e gli oggetti lasciati da chi cercava di sopravvivere ai bombardamenti.

È questa la forza della Napoli sotterranea: la città di sotto non è un’altra Napoli. È la memoria nascosta della stessa città.

E forse è proprio per questo che, quando si torna in superficie, le strade sembrano improvvisamente diverse.

Perché sappiamo che sotto quei passi, sotto quelle piazze e sotto quei palazzi, esiste ancora una parte della storia di Napoli che continua a raccontare.

Per capire Napoli, qualche volta, bisogna semplicemente scendere.

Fonti

Le informazioni storiche e pratiche riportate nell’articolo sono state verificate principalmente attraverso la documentazione ufficiale della Galleria Borbonica, in particolare le pagine dedicate alla storia e ai diversi percorsi di visita.

Galleria Borbonica – sito ufficiale





Nicola Antignano

Autore indipendente Nicola Antignano cura Attualità & Reportage, progetto editoriale nato a Napoli dedicato a reportage sul campo, inchieste e attualità su Napoli e Campania.

Lascia un commento